|vaga-mente|

Tendenzialmente le mie idee non sono costanti. Il che è costante. Quindi è un paradosso. Io amo i paradossi. Il che spiazza. Il che non è voluto, e quindi snerva. Detto ciò, non sono convinto ci fosse un senso iniziale, ma trovo che ne abbia uno finale. Il che, se mi è concesso, mi entusiasma.

November can be February

Barcellona,

venerdì 18 novembre 2011

casa di R.

 

La prima cacata.

 

Eccomi qui, sulla tazza del cesso a casa del mio amico, in un loculo così piccolo che non posso chiudere la porta. Altrimenti la sbatterei sulle mie ginocchia. E’ mattina. Mi sono svegliato. Ho dormito la mia prima notte nella mia nuova città, su un materasso buttato a terra, ai piedi di un divano sgangherato, davanti ad una finestra meravigliosa dalla quale si vede gran parte della Barcellona che conosco. I tetti per l’esattezza. Il primo pensiero è stato facile: cazzo qui si potrebbe girare una scena di The Bourne Ultimatum, con Matt Damon che salta da una casa all’altra rincorso da qualche spia, incredibilmente sempre più lenta di lui.

Barcellona 2012, eccola qui. In realtà non è ancora l’ultimo anno della vita sulla terra, ma la mia mente mi proietta in quello che sarà il mio anno qui.

Bisognerebbe fare un paio di foto, e non escludo di farle, per capire bene quale sia la situazione. Le mie gambe, sulle quali ora poggia il mac dove scrivo, stanno fuori dallo spazio del cesso. La porta è quindi semi-aperta, ed io intravedo l’altra parte della città, quella verso il Montjuic, quella che conosco meno. Si perché questo bagno, è su un ballatoio all’esterno. E’ all’aperto, se non fosse per queste tre mura-cabina che lo circondano e la porta in legno nuova di zecca che lo tappa da davanti. C’è più odore di legno che della mia merda in effetti. E sono anche raffreddato.

Sul materasso c’è il sacco a pelo nel quale mi sono raggomitolato questa notte, i miei jeans ancora umidi dal diluvio di stanotte, e il caricatore del mio ipad. Quanta tecnologia in questa mansarda sui tetti di Barna. Ma non c’è internet. Questo è il genio del mio amico, che insiste ad avere case incredibilmente particolari, ma mai forse come questa col cesso e la doccia in terrazza, senza però mai renderle “sue”. O forse le fa sue così, senza renderle uguali alle altre. Beh il punto è che comunque sia soltanto una volta in 7 anni, l ‘ho trovato in una casa degna di tale nome con tanto di salotto e cucina dove poter dialogare non stando in piedi, o seduti sul bordo di un letto. Ma a me lui piace così, sia chiaro. E sono anche convinto che sta volta questo nido sui tetti della città, diventerà ben presto un appartamentino accogliente e caldo. E certo, presto arriverà la sua donna. Le donne cambiano gli uomini. Non c’è un cazzo da fare.

Mi si è addormentato il ginocchio destro. Anche il piede in effetti.

Sul tetto davanti a me passano operai che sistemano mattonelle, antenne, e rattappano buchi con catrame. Io vedo benissimo loro. Per questo so che loro vedono benissimo me in questa posa post moderna di uomo in calzini, seduto su un cesso, con un pc sulle gambe, un golf da pecoraro addosso, mentre caco e sorrido ai loro sguardi divertiti. Si, sto facendo la mia prima cacata nella mia barcellona del mio prossimo futuro, e non poteva esser migliore.

Cerco la carta, quella igenica però.